I cartoni anni ’80

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“Erano tempi in cui il latte della Centrale del Latte di Brescia aveva un packaging da tutti chiamato “triangolo” perché aveva la forma di un tetraedro; erano tempi in cui le caramelle Galatine erano ancora quadrate, con gli angoli stondati, ed erano vendute sfuse in farmacia, oppure una attaccata all’altra, disposte su lunghe file, alle casse dei supermercati – dove si andava con la mamma, senza il terrore che qualcuno ti portasse via –. Ci andavamo in macchina, spesso seduti davanti, sempre senza cinture di sicurezza, senza chiusura centralizzata o airbag e con i finestrini a manovella. Se poi, al supermercato, la cassiera non aveva il resto giusto in monetine, ti dava qualche caramella quadrata mou, che io ho sempre chiamato “maù” − ero sotto shock quando, all’università, studiando francese, realizzai che mou significa “molle” : solo allora mi resi conto che no, non si chiamavano mau con l’accento sulla u! −, con la carta gialla e bianca, che ci mettevi mezz’ora a staccarla dalla caramella; a volte, dopo aver ravanato e ravanato, dal nervoso ti mangiavi anche i pezzettini di carta.
Al cinema si andava rarissimamente solo al sabato o la domenica e rigorosamente di pomeriggio. Sognavamo Pier Cosso che interpretava Il Tempo delle Mele 2, con altri adolescenti, che a noi, però sembravano così grandi! In verità io ero un po’ “indietro” e, più che Sophie Marceau, avrei tanto voluto essere uno dei protagonisti dei Goonies, che mi avevano fatta sognare con le loro avventure; alla stessa stregua, avrei tanto voluto conoscere E.T. e volare con Eliot in bicicletta per ritrovare la navicella madre. Non nego, però, di essermi fatta regalare un paio di scaldamuscoli rosa, dopo essere stata ispirata da Alex, l’aspirante ballerina di Flashdance.
La tv era diventata solo da pochi anni “a colori” ed era ormai dotata pure di telecomando, che da quando fece la sua comparsa, in casa mia, si chiamava la macchinetta! Alcuni anni fa quando la mia grande amica Lara scoprì, per caso, che io ancora oggi lo chiamo così, non riusciva a smettere di ridere e di prendermi in giro! (Devo assolutamente dirle che mio marito chiama il telecomando “radiocomando”, che è ancora peggio!)
Per sapere cosa ci fosse alla tv, compravamo Tv Sorrisi e Canzoni, o, meglio, io andavo a leggerlo a casa di Marzia perché suo papà lo prendeva sempre. C’erano pochi canali, oltre alla Rai, e i migliori per noi bambini erano sicuramente Antenna Nord, che trasmetteva il mitico Jeeg, e Telemontecarlo, con La principessa Zaffiro; che fantastica sorpresa quando arrivò Italia 1!
Al tempo, alla tv, trovavi sempre qualcosa che ti facesse divertire, non come ora che ci sono mille canali e sembra non ci sia mai nulla di interessante. Lasciati alle spalle alcuni cartoni che a me sono rimasti nel cuore, come la sorridente Heidi, protagonista da me preferita da sempre e per sempre, il super triste Remì, Anna dai capelli Rossi, Peline che cercava dalla prima all’ultima puntata suo nonno, i mitici Robot − quando ancora Robot si pronunciava robò! − Goldrake, Daitarn 3, Il grande Mazinga prima e Mazinga Z poi, ora guardavamo i cartoni di Bim Bum Bam, su Italia 1, e sapevamo tutte le sigle a memoria. Ci siamo chiesti più volte perché Capitan Harlock fosse sempre così serio, tanto da non sorridere mai; perché Lady Oscar non si mettesse da subito insieme ad Andrè, e tutte ci ricordiamo quando, lui, esasperato da quell’amore all’apparenza non corrisposto, le strappa la camicia e lì, con un seno al vento…taaac…non si sa quello che fecero. Avremmo tutte voluto avere i poteri magici di Bia : «♪ ♫ ♪ ♫ B E A B E E Ba Be B E I Ba Be Bi B E O Ba Be Bi Bo B E U Bu Ba Be Bi Bo Bu ♪ ♫ ♪ ♫!» prima, e di Magica Creamy dopo.
L’idolo di noi bambine era Candy Candy e odiavamo Iriza e quell’attricetta bionda poi, che fregò per sempre Terence alla dolce − e super iellata − protagonista. E non ci siamo forse mai date pace quando, insieme a Candy, abbiamo scoperto che il Principe della Collina era nientepopòdimenoche… Albert!
Tifavamo per Jenny la tennista e aspettavamo con ansia che Madama Butterfly, con la criniera più folta della storia, colpisse la pallina con la sua racchetta; noi ragazze sognavamo di giocare a pallavolo come Mila e Shiro e soffrivamo per Mimì quando per allenarsi a giocare, si faceva legare i polsi con le catene!
Mi faceva ridere la sigla di Chobin e il mio cartone preferito, dopo Heidi, s’intende, era Piccole Donne, che, da lì a poco divenne anche il mio libro preferito. Io amavo il personaggio di Josephine March, detta Jo: creativa, indipendente, intelligente e il cui grande sogno era fare la scrittrice.
I maschi guardavano Holly e Benji che, a quanto pare, avevano il campo da calcio più grande della storia dei cartoni animati, l’Uomo Tigre, Yattamen; il cartone preferito da mio fratello era Trider G7 che davano su Antenna 3 Lombardia.
Ho sempre odiato i Puffi prima e anni dopo gli Snorky, ma non nego di avere, come tutti, fatto la collezione (e poi, scusate, io la notte andavo a Pufflandia…). Amavo Pollon e, da lì, mi sono appassionata alla mitologia greca, pensa un po’! Erano altri tempi! Insomma, Peppa Pig, mio incubo assoluto di oggi: NON SEI NESSUNO!” (dal capitolo 2)

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